JHS DOUBLE DRAGON
La corsa folle ad algoritmi sempre più sofisticati e chirurgici sembra non interessare JHS Pedals. Tanto che nel 2026, pur avendo know-how e capacità da vendere anche in campo digitale, ha scelto di risalire la corrente e percorrere la strada diametralmente opposta.
Il nuovo Double Dragon Lo-Fi Octave Device rappresenta un deliberato ritorno a quella tecnologia analogica dei riproduttori di ottava che, tra anni Settanta e Ottanta, ha definito il suono di pedali leggendari: MXR Blue Box, Boss OC-2, Ibanez OT10, Electro Harmonix Micro-Synth. Circuiti che alcuni pionieri del synth design moderno hanno reinterpretato, creando texture ancora oggi impossibili da replicare digitalmente. Il Double Dragon attinge a quel patrimonio senza compromessi: niente DSP, niente precisione chirurgica, solo puro calore analogico e quella deliziosa imprecisione che rende tutto magico. Una sorta di Wabi-Sabi in declinazione pedalistica, che solo alcuni dei nerd fra noi più illuminati riescono ad interiorizzare.
La filosofia del pedale emerge fin dalle prime note: quando lo attivi la chitarra acquista istantaneamente massa e peso specifico. Suonando linee singole diventa una macchina da riff, riempiendo frequenze che normalmente sarebbero prerogativa di un basso. Ma è suonando accordi che il carattere peculiare esplode: il divider analogico non è più in grado di seguirti con fedeltà canina, inizia invece a esitare, saltare, creare intermodulazioni imprevedibili. Il risultato è una performance nella performance. Un suono vivo, organico, mai uguale a se stesso, che dialoga con il tuo playing piuttosto che limitarsi a raddoppiarlo.
Il cuore sonoro poggia su un'ottava inferiore monofonica interamente analogica, con tutto lo spessore e quel comportamento caratteristico dei circuiti vintage più ricercati. L'ottava superiore aggiunge una distorsione che si colloca a metà strada fra Octavia e Superfuzz, con grinta particolare e presenza di medie che permette di emergere nei mix più densi. Il timbro complessivo respira, reagisce al tocco, mantiene quella vitalità analogica che trasforma ogni riff in un logo sonoro di chi lo esegue.
Per Josh e la sua JHS Pedals il Double Dragon segna un traguardo: il primo pedale di casa dedicato esclusivamente all'octave nella storia del brand. L'attesa è stata deliberata, serviva un circuito che incarnasse veramente l'identità JHS, quella propensione per il suono caratteriale e fuori dagli schemi. Il Double Dragon risponde perfettamente all’istanza: bizzarro quanto basta, selvaggio nella risposta, decisamente lo-fi nell'approccio.
A chi si rivolge? A tutti gli amanti dei riff potenti, a chi ha sempre sognato quel tono sincronizzato di chitarra e basso di Led Zeppelin, White Stripes, Rage Against The Machine, Muse o Bud Spencer Blues Explosion. Ai bassisti che conoscono le potenzialità di un vintage Boss OC-2. In generale, a musicisti fuori dagli schemi che cercano più della precisione digitale e vogliono un effetto capace di sorprenderli durante il processo creativo.
Il Double Dragon si presta magnificamente alla stratificazione. Un overdrive mid-heavy dopo aggiunge corpo, un fuzz porta il suono alla profondità della Fossa delle Marianne, un vibe o un tremolo regalano connotazioni sintetiche. Le peculiarità di tracking del circuito analogico diventano caratteristiche espressive che si amplificano in catene complesse, aprendo territori sonori da esplorare con sana curiosità.
Viviamo in un'epoca in cui tendiamo ad affidare tutto a intelligenze artificiali fredde e pericolosamente infallibili, alla ricerca ossessiva di una finitezza algoritmica distopica. Il Double Dragon ci riporta invece al Wabi-Sabi di un effetto deliziosamente anomalo, capace proprio per questo di regalarci emozioni dal sapore umano. Perché è nell'imperfezione che si nascondono le grandi scoperte, i margini per spingersi oltre, quegli spazi irregolari dove la creatività dell’essere umano prende forma e si esprime in maniera dirompente.