JHS COYOTE
Glenn S. Wyllie cresceva nel New Jersey leggendo schemi elettrici a dodici anni, costruiva il suo primo fuzz a diciassette dopo aver sentito “Satisfaction” e a un certo punto incontrò Jimi Hendrix nel Greenwich Village. Poi sparì nelle colline appalachiane del North Carolina, con un cane di nome Simon, una stufa a legna, il poster di Hendrix sulla porta e lastre di metallo a forma di chitarra appese agli alberi nel vialetto di casa. Lavorava in un negozio di chitarre, aveva una band e costruiva pedali uno ad uno, per quei pochi che riuscivano a trovarlo. Niente di patinato o boutique: chassis autoprodotti fusi nella sabbia, circuiti incisi a mano, trasformatori usati in un modo che nessun altro aveva mai pensato. I suoi Moonrock Fuzz sono finiti sui palchi e nelle registrazioni di Paul Simon, Bruce Springsteen, Stevie Wonder, Joan Baez, David Byrne, e decine di superstar della musica. Eppure il nome di Glenn non lo conosce quasi nessuno. Mark Stewart, chitarrista newyorkese innamorato del Moonrock Fuzz, lo ha definito “un maestro americano non riconosciuto” che meriterebbe un posto accanto a nomi come Fuller, Cochrane e Barber.
Glenn continuò a costruire da solo fino alla morte nel 2014, senza fama, senza produzione di massa, senza che quasi nessuno sapesse il suo nome. Solo lui e la ricerca di quel suono, fino alla fine.
JHS ha preso quel circuito, lo ha studiato con la cura che meritava e lo ha replicato fedelmente in un formato compatto, da pedalboard. Il risultato si chiama Coyote, ed è la prima volta che questo circuito esiste in produzione di serie.
Ogni octave fuzz ha un albero genealogico definito: l'Octavia, il Super Fuzz, il Tone Machine. Il Coyote non discende da nessuno di loro. Il trasformatore al suo interno lavora in modo non convenzionale, generando armoniche di ordine pari che emergono con naturalezza sulle note singole e producono quell'ottava alta inconfondibile. Lo stesso suono che Hendrix inseguiva, raggiunto da un'altra strada, tutta di Glenn.
Il controllo principale si chiama Swell/Fuzz/Octave e percorre tre effetti distinti con transizioni continue.
- Tutto in senso antiorario: le note entrano gradualmente, l'attacco è morbido, il segnale sale come un nastro al contrario. JHS ha trovato un solo precedente storico per questa funzione, un pedalone vintage da quattromila euro con un footswitch dedicato. Glenn lo aveva risolto dentro una manopola.
- A ore dodici: fuzz pieno, bassi densi, medi aggressivi, più vicino a un Tone Bender che a qualsiasi altra cosa, con carattere da vendere su accordi, shoegaze e psych rock.
Tutto in senso orario: il clipping diventa asimmetrico, le armoniche pari salgono e l'ottava emerge. Nota singola, pickup al manico, sopra il dodicesimo tasto. Territorio Hendrix puro, e Glenn quel territorio lo conosceva meglio di chiunque altro.
Abbassa il volume della chitarra e il Coyote rivela un lato che su un octave fuzz non ci si aspetta: pennate leggere generano un fuzz caldo e controllato, pennate decise fanno partire lo swell. Il cleanup è tra i migliori mai sentiti in questa categoria, e la sensibilità dinamica che ne deriva è totalmente inedita per un circuito di questo tipo. La maggior parte degli octave fuzz vuole essere suonata a tutto volume e in un solo modo, il Coyote risponde alla tua mano, cambia con te, si adatta al tuo tocco. È una differenza che si capisce in trenta secondi e non si dimentica facilmente.
I rivenditori italiani hanno già il Coyote disponibile e sono pronti a fartelo provare oggi stesso. Fatti un favore: vai, accendilo, metti il pickup al manico ed esplora i tasti sopra il dodicesimo. Glenn ha aspettato abbastanza, è il momento di fare la sua conoscenza.